It’s only painting. Gli 82 ritratti di David Hockney a Ca’ Pesaro.

Ad un secolo e mezzo dall’avvento della fotografia e ad uno buono dal susseguirsi delle avanguardie, con l’affermarsi di nuovi linguaggi come le installazioni, la performance e la Video Art, dipingere può sembrare una cosa per folli o asociali, rimasti ai margini degli sviluppi dell’arte. Eppure c’è chi continua a farlo da decenni, ostinatamente, come un certo David Hockney, che dopo aver raffigurato più o meno di tutto (dalla vita mondana e le piscine di Los Angeles ai paesaggi dello Yorkshire) con tutti i mezzi possibili (dal pastello e l’olio alle stampanti laser e all’iPad, passando per i collage fotografici) decide di tornare ad un genere tradizionale per eccellenza: il ritratto.

 

Mr and Mrs Clark and Percy 1970-1 by David Hockney born 1937

Mr and Mrs Clarke Percy (1971)

Non il ritratto su commissione, si intenda – d’altra parte, a chi verrebbe in mente oggi, in piena epoca di selfie, di mettersi in posa davanti ad un pittore? – ma un ritratto totalmente gratuito, fatto per il puro gusto di raffigurare un essere umano. Dal 2013 al 2016, l’ottantenne artista anglo-americano ha invitato – in alcuni casi costretto – parenti, amici e conoscenti di LA a sedersi per venti ore su una sedia, senza muoversi né parlare. In pratica una seduta di tortura, da cui sono usciti 82 ritratti oltre ad una natura morta realizzata per ingannare l’attesa dovuta al ritardo (causa funerale del padre) della predestinata. Tutti esposti in una mostra curata dalla Royal Academy of Arts che fa tappa alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro in occasione della Biennale, prima di imbarcarsi per il Guggenheim di Bilbao e il Los Angeles County Museum of Art.

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Il formato è lo stesso: figura intera sullo stesso fondo neutro, restituito con sfumature diverse di blu; cambiano solo le persone. Quanto basta a rendere il risultato decisamente interessante.

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Il realismo delle espressioni cozza con la brillantezza sparaflesciosa dei colori acrilici, stesi con la rapidità e “sprezzatura” tipiche della pittura di Hockney; l’apparente monotonia della serie è movimentata dalla varietà delle pose e dei vestiti degli effigiati. Alcuni dimostrano di sentirsi a proprio agio nella situazione inconsueta, altri sembrano perplessi o sulla difensiva, fino a rivolgere addirittura – come nel caso del giovane Rufus Hale – uno sguardo di sfida al pittore.

David Hockney_ 82 Ritratti e una natura morta - dal 24 giugno al 22 ottobre 2017 Ca’ Pesaro - Galleria Internazionale d’Arte Moderna a Venezia

L’eccentrico attore australiano Barry Humphries sembra essersi presentato all’appuntamento solo per ostentare un discutibile paio di pantaloni viola, peraltro in tinta perfetta con l’incarnato da avvinazzato, mentre la dimessa sorella Margaret non rinuncia (e per questo si merita un fraterno rimbrotto nella didascalia che accompagna il ritratto) all’inseparabile quanto agghiacciante paio di scarpe bianche.

David Hockney_ 82 Ritratti e una natura morta - dal 24 giugno al 22 ottobre 2017 Ca’ Pesaro - Galleria Internazionale d’Arte Moderna a VeneziaHockney Margaret.jpg

Dalle “star” come il gallerista Larry Gagosian e l’artista John Baldessari alla domestica ispanica, le didascalie descrivono gli effigiati con poche parole: “è un caro vecchio amico, è il miglior assistente che abbia avuto, è il figlio di X, lo conosco da quando è nato”. A rompere l’asciuttezza da diario di bordo sono i rari aneddoti sull’innaturale situazione del ritratto: es. “Bill McGilvray è una persona simpatica e divertente. Mi ha accusato di averlo raffigurato come un venditore di frigoriferi” (in effetti quella camicia gialla…).

Hockney McGilvray.png

Certo, a ben guardare, il trattamento che Hockney riserva ai suoi “soggetti” non è sempre lo stesso: a volte  si spinge a scavarne la psicologia, indugiando sull’espressione; altre volte sembra più attratto dagli abbinamenti cromatici create dagli abiti che dalla personalità; in casi come quello di Rita Pynoos, e Jacob Rotschild infine, sfiora i limiti della caricatura. Allo stesso modo, il risultato artistico non è omogeneo: alcuni ritratti sembrano lì lì per uscire dalla tela, come nel più trito dei tòpos letterari, in altri l’esperimento visivo rischia di prevalere sul contenuto. D’altra parte, tutti abbiamo le nostre preferenze, e forse non è lecito pretendere che il pittore contemporaneo si mantenga ad un livello di profondità che a molti colleghi di diverso orientamento artistico è pressoché inattingibile.

Hockney Rotschild.jpgDAVID HOCKNEY 82 PORTRAITS AND 1 STILL-LIFE

E se avvicinandosi alla fine della galleria l’occhio comincia a sentire il peso della fatica, si tratta forse di un pedaggio inevitabile alla logica delle mostre internazionali, a cui i piccoli numeri non sono congeniali. Oppure, di un sintomo della leggerissima – e spesso sorprendente – fatica di dipingere nel 2017.

 

 

 

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