Lo stregone astratto: Kandinskij @ Mudec

Una sorta di stregone moderno intento a ricombinare incessantemente forme e colori, sfondando quella porta che dall’Ottocento affaccia sulla contemporaneità é il profilo che traccia la mostra Kandinskij, il cavaliere errante. In viaggio verso l’astrazione al Mudec di Milano.

A dire il vero la metafora del viaggio é di quelle trite e ritrite, ma riflette bene l’organizzazione della mostra curata da Silvia Burini e Ada Masoero, che snobbano la classica esposizione cronologica per una carrellata di suggestioni sensoriali e storiche.

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Nelle prime due sezioni, i dipinti e le incisioni di Kandinskij sono accostati ad oggetti di folklore russo, icone (su tutte uno splendido San Giorgio, prototipo del cavaliere ricorrente nell’opera del pittore) e a una commovente raccolta di lubki (i popolari libri illustrati di fiabe russe). Fonti inesauribili di spunti formali e iconografici, che K. assorbe con il suo occhio “prensile” (“ero condannato a guardare senza tregua”, scrive) e custodisce per attingervi anche a distanza di decenni.

La tesi della mostra é servita: non solo Kandinskij, anche una volta trasferitosi definitivamente in Germania, rimane pienamente immerso nella tradizione russa, ma nelle sue incursioni sul terreno dell’astrazione mantiene i piedi saldamente piantati nel figurativo. Anche nei primi acquerelli astratti, infatti, fa capolino la silhouette del cavaliere.

Il passaggio verso l’astrazione é documentato dal confronto tra i paesaggi giovanili di fine Ottocento, improntate ad un post-impressionismo attardato e un po’ bolso, e le vedute espressioniste di Murnau dei primi anni ’10 (siamo nel periodo del Cavaliere Azzurro, fase su cui però la mostra sorvola). Anello di congiunzione, la rutilante Piazza Rossa del 1906.

Ma il cuore della mostra é la sala dedicata al simbolismo “cromo-sonoro” di Kandinskij:  macchie di colore e linee sono accostate in base ad un ritmo musicale, dando vita ad Improvvisazioni e Composizioni capaci di richiamare nello spettatore le sensazioni di una sinfonia (ma più di quelle dodecafoniche ed ostiche di Schoenberg che di quelle cristalline di Mozart). Una bella installazione multimediale di grande formato ricrea la fusione di colori, linee e suono, un’altra invita lo spettatore ad immergersi nei quadri ed animarli con i propri movimenti.

La “magia” del multimediale, però, fa passare in secondo piano la natura rigorosamente scientifica del codice simbolico messo a punto dall’artista, secondo una precisa teoria psicologica che associa ad ogni colore un effetto fisico ed uno psichico. D’altra parte, i manifesti di K. – Lo spirituale nell’arte (1910) e, ancora di più Punto, linea e superficie (1925) – non sono letture per palati delicati: “un pezzo di ghiaccio entro cui brucia una fiamma”, testi che racchiudono un abisso di spiritualismo in una forma tra le più tecniche – e a tratti aride – della letteratura artistica del ‘900.

Nel suo sfondamento della figurazione, K. sembra aprire contemporaneamente molte strade: la volontà delle avanguardie di usare l’arte per dar vita ad una nuova cultura e ad una nuova umanità (di cui poi si approprieranno le ideologie totalitarie); la spinta ad allontanarsi gradualmente dalla realtà esterna – “l’esteriorità è il mondo da cui fuggire, quello che ha involgarito l’esistenza quotidiana e negato la realtà dello spirito” (Stefano Zecchi) per rifugiarsi in un’interiorità affascinante ma in fondo autoreferenziale; la possibilità di «entrare nell’opera», che sarà realizzata pienamente dall’arte cinetica degli anni ’50 e ’60.

Mostra suggestiva, che porta per la prima volta in Italia un buon numero di opere provenienti dai grandi musei russi (Ermitage, Tret’jakov, Puskin, Museo Russo di Arti Decorative). Alla fine del viaggio, però, rimane un po’ la nostalgia di un percorso più lineare che permetta di cogliere meglio i diversi passaggi.

(Ma forse la sensazione é dovuta anche al fatto di aver percorso la mostra iniziando dalla fine. Perché? Chiedere alla misteriosa ed audace Anna K…)

 

INFO:

Mudec – Museo delle Culture
via Tortona 56, Milano

Fino al 9 luglio

lunedì
14.30-19.30

martedì / mercoledì
venerdì / domenica
09.30-19.30

giovedì e sabato
9.30-22.30.

Consigliata la prenotazione nei week-end!

 

 

3 comments

  1. Camelia Nina · marzo 21, 2017

    Grande Wassily.
    Potrebbe interessarti (visto che parli -giustamente- dell’importanza della disciplina simbolico-cromatica del nostro):
    https://neanuovaecologiaartistica.wordpress.com/2015/09/21/colorario-2015-tecno-genesi-delle-galassie-interiori/amp/

    Piace a 1 persona

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