Atmosfere Liberty a Palazzo Magnani

La Villa Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo ha un fratello gemello: Palazzo Magnani a Reggio Emilia, residenza cittadina del critico e collezionista Luigi Magnani, come la sorella sede espositiva di livello. In questo periodo, i due si somigliano ancora di più per la scelta di concentrarsi sulla ricezione in Italia di due importanti movimenti artistici internazionali del ‘900, solo apparentemente distanti, come la Pop Art e il Liberty.

Come la mostra di Palazzo Magnani curata da Francesco Parisi e Anna Villari documenta bene, Liberty é un po’ un’etichetta-passepartout che include varie correnti artistiche, con diversa espressione a livello nazionale (gli Arts and Crafts inglesi, l’Art Nouveau francese, la Secessione austriaca e lo Jugendstil tedesco), che hanno in comune un culto assoluto per la bellezza formale e la linea. Sul volgere del XIX secolo, l’Europa é investita da una ventata di novità e di libertà (anche se il nome può trarre in inganno, derivando in realtà dal proprietario di una celebre catena di centri commerciali londinesi). Quando la nuova estetica arriva in Italia, trova un contesto frammentato nelle diverse scuole regionali, ma anche un terreno fertile preparato dal Simbolismo del tardo Ottocento. Ad aprire la mostra sono infatti le atmosfere raffinate di Giulio Aristide Sartorio, Plinio Nomellini, Gaetano Previati e Giulio Bargellini, che dialogano con i preraffaelliti inglesi e con il decadentismo letterario di D’Annunzio.

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Non é un caso che, con il Liberty, l’arte dell’illustrazione viva una vera e propria esplosione, in cui gli artisti di grido sono chiamati a dare colore a riviste e grandi edizioni come la Divina Commedia di Alinari (1900). Le opere in mostra sfoderano riferimenti ed ispirazioni che abbracciano tutto il panorama artistico contemporaneo (dal simbolismo all’arte giapponese, passando per le prime aperture espressioniste), accomunati dalla fluidità della linea. Tra i tanti, spiccano la purezza di disegno di Adolfo De Carolis, ricca di echi classici e quattrocenteschi, e le visioni inquietanti di Alberto Martini, che potrebbero benissimo essere uscite da un disegnatore fantasy di oggi.

Lo stesso rapporto attento e libero nei confronti delle correnti europee si ritrovano nella pittura dei primi del ‘900, dove tra nomi ormai quasi dimenticati si riconoscono gli eleganti ritratti del parmense Amedeo Bocchi, la decadentissima Ofelia del piemontese Felice Carena, i sorprendenti esordi in stile Sezession del giovane Felice Casorati. In un clima da Belle Époque sul viale del tramonto, a cui sembra dirigersi il ghigno allucinato della Madame Fleury di Lorenzo Viani.

Ma é nelle sezioni dedicate alle arti applicate che emerge il lato indiscutibilmente “pop” del Liberty. Le ceramiche “firmate” portano il nuovo gusto nelle case, opponendosi (come voleva il patrono del movimento Arts and Crafts, William Morris) all’omologazione estetica imposta dalla produzione industriale. Con l’architettura, il Liberty “fa” le case: nella progettazione di residenze per una classe borghese emergente, gli artisti dispiegano il proprio gusto per una decorazione totale, senza dimenticare la funzionalità. Nel 1911, il pittore e cartellonista Giuseppe Palanti inventa una nuova città-giardino in riva al mare, fatta di villini indipendenti circondati dal verde. Si chiamerà Milano Marittima.

La mostra si impegna anche a riscattare la produzione scultorea, spesso trascurata, offrendo una rassegna sterminata di opere destinate all’arredamento domestico. A dirla tutta, i capolavori non sono molti – la glaciale Sfinge di Leonardo Bistolfi, il leggiadro bozzetto per Fontana di Casorati e il perturbante Enigma di Attilio Selva.

Non manca la grande arte pubblica, in cui artisti danno il meglio come Galileo Chini, Adolfo De Carolis, Annibale Brugnoli e Giulio Bargellini: il Liberty sembra nato per decorare i grandi spazi, privilegiando la superficie e il colore al volume e alla profondità, l’arabesco floreale e il fregio alla narrazione.

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Si chiude, infine, con l’espressione più popolare del gusto Liberty: il cartellone pubblicitario, in cui la nuova estetica diventa strumento efficace di promozione dei prodotti dell’industria. Con esiti di bellezza abbagliante, che nel secondo decennio del secolo saranno bersaglio delle critiche del Futurismo nei confronti di un’arte divenuta ormai puro ornamento.

Come ItaliaPop, Liberty in Italia rinuncia al facile appeal dei grandi nomi per offrire una prospettiva completa su un periodo, attingendo a piene mani dalle collezioni private. A volte il furore dell’esaustività prende un po’ la mano ai curatori, ma l’effetto di horror vacui è anch’esso in perfetto gusto Liberty. Periodo strano e variegato, capace di suscitare una gamma di reazioni che va dall’attrazione al fastidio (mi è capitato di provare entrambe le sensazioni all’interno della stessa sala), ma che merita di essere riscoperto per la sua posizione di snodo tra la tradizione ottocentesca e le avanguardie del ‘900.

INFO:

 

Palazzo Magnani
Corso Garibaldi 29, Reggio Emilia
Fino al 2 aprile 2017
Sito web: www.palazzomagnani.it.

Orari: dal martedì al giovedì 10.00-13.00/15.00-19.00
venerdì, sabato e festivi 10.00-19.00 – lunedì chiuso

 

 

 

 

 

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