Il gioco del Lotto @Accademia Carrara

 

Ci sono artisti capaci di sorprendere continuamente, anche quando credi ormai di conoscerli e di “dominarli”.

Uno di questi é sicuramente Lorenzo Lotto, che proprio di recente ha riservato una piccola rivelazione: una tarsia lignea raffigurante la Creazione, conservata al Luogo Pio Colleoni di Bergamo e a lungo creduta una copia tarda, é stata infatti confermata da Emmanuela Daffra e Matteo Ceriana come un’opera autografa, eseguita insieme all’intagliatore Gianfrancesco Capoferri nel 1523 come saggio per il coro di Santa Maria Maggiore. Il modello deve aver conquistato gli amministratori della Basilica lasciandoli d’un fiato. Non si era mai vista prima, infatti, una tarsia così “pittorica”, in cui un materiale solitamente scontroso come il legno arriva a gareggiare con gli effetti “morbidi” e sottili del pennello, piegandosi ad esprimere e raccontare un’idea potentissima. Su un cosmo rappresentato alla maniera tolemaica, con tanto di sfere celesti e schiere angeliche, si staglia il Creatore che rivolgendo lo sguardo e il dito in basso solleva dalla terra Adamo, il quale gli risponde con un gesto delle mani; tutta la creazione sembra fermarsi sospesa in ammirazione.

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L’Accademia Carrara coglie al balzo questa “chicca” per fare il punto sul soggiorno bergamasco del pittore veneto, radunando in mostra sotto la curatela di Paolo Plebani un nucleo di opere che va a completare quelle presenti in collezione permanente.

 

Un’idea di quale dovesse essere l’aspetto di Lotto a trent’anni, prima di lasciare Venezia nel 1513 ce la dà l’Autoritratto del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid – in realtà solo presunto tale, ma ci piace pensare che a guardarci un po’ di sottecchi sia proprio lui. A fronte, un video mette a confronto le opere di Lorenzo con quelle degli altri “grandi” del tempo (Perugino, Raffaello, Dürer, i campioni locali Tiziano e Giorgione).

Una tradizione critica consolidata vuole che Lotto approdi a Bergamo – compiendo il percorso inverso al bergamasco Palma – in fuga dalla competizione esasperata della capitale e dal predominio del Vecellio, ma é solo una parte della verità. Osservando il ritratto vivacissimo di Lucina Brembati – che, con il doppio mento in bella vista, ostenta la raffinata gioielleria con il fare tronfio di una nobildonna di provincia – e la composizione anticonformista dello Sposalizio mistico di Santa Caterina – con la diagonale formata dal bambino che si sporge incontro alla santa fin quasi a cadere dalle braccia della madre, sotto lo sguardo prosaico del mercante Niccolò Bonghi (che avrebbe chiesto a Lotto la pala come pagamento dell’affitto?) – é difficile immaginarli in una collezione veneziana.

Idem per la gestualità patetica e quasi esagitata delle predelle della pala Martinengo – il Martirio di Santo Stefano, la Deposizione e San Domenico resuscita Napoleone Orsini – e per il gustoso realismo dell’Assunzione dipinta per la chiesa di Celana, dove alla vista del turbine che trascina in cielo la Vergine gli apostoli si abbandonano alle reazioni più disparate, tutte umanissime: chi si copre gli occhi con le mani per proteggersi dal bagliore, chi indossa gli occhiali per verificare che il sepolcro sia davvero vuoto.

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La “periferia” offre ad uno spirito inquieto come Lotto una libertà di sperimentazione che a Venezia, con la sua grandeur solleticata con scaltrezza da Tiziano, gli é ormai preclusa; una storia che si ripeterà a poca distanza di tempo e spazio per un altro inguaribile errabondo come il Romanino. A Bergamo, Lorenzo mescola con disinvoltura il colorismo veneto a quel senso testardo per la realtà delle cose che é da sempre il marchio dell’arte lombarda, prima di tornare, nel 1525, per una breve parentesi in laguna ed approdare definitivamente nelle Marche. Fino al 1531 continuerà a lavorare a distanza, tra le incomprensioni crescenti con i committenti e con il Capoferri, ai cartoni per gli stalli di Santa Maria Maggiore, di cui un video sottolinea la ricchezza dell’invenzione e dei riferimenti simbolici, presentati in forma di rebus (a Bartezzaghi prenderebbe un coccolone).

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La mostra offre anche altri quasi-inediti: un disegno eseguito come modello per gli affreschi perduti nella chiesa dei Santi Stefano e Domenico, ed uno proveniente dalla Pinacoteca di Brera di cui si propone per la prima volta l’attribuzione a Lotto. A rubare l’attenzione sono però i due dipinti in pendant provenienti da collezione privata milanese che raffigurano Pietro che piange dopo aver rinnegato Cristo e Giuda che restituisce i trenta denari. Soggetti insoliti narrati con vivacità straordinaria, soprattutto il primo dove i diversi piani del racconto sono animati da molteplici fonti luminose, in un notturno spettacolare che per Roberto Longhi non poteva non appartenere al maestro. Il secondo lascia qualche dubbio in più per la qualità non sempre altissima (forse pesano le condizioni di conservazione?), ma il dibattito è aperto.

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Bella mostra che ha il merito di rimettere al centro un protagonista dell’arte locale (e non solo), valorizzando la collezione permanente, sulla scia di quanto fatto l’anno scorso con il Moroni.

Il Lotto Tour, organizzato dalla Fondazione Bernareggi, propone le pale conservate nelle chiese della città – San Bartolomeo, Santo Spirito e San Bernardino in Pignolo; peccato solo che gli orari dell’ultima siano proibitivi (9.30-10 nei festivi!) e la prenotazione sia riservata ai gruppi.

INFO:

http://www.ll8.it

Lotto tour: http://www.lacarrara.it/attivita/ll8/lorenzo-lotto-tour-llt/

 

 

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