La solitudine dei musei civici (2)

Come rompere l’assordante silenzio dei musei civici?

La via più battuta negli ultimi anni è quella di organizzare eventi: quasi ogni museo ormai ha il suo calendario di mostre, visite guidate, aperture gratuite, iniziative didattiche, seminari e, nei casi più “evoluti”, di aperitivi serali. Soluzione spesso efficace a richiamare il pubblico e a fare notizia (e, in non pochi casi, ad aumentare i numeri facendo leva sulla gratuità), ma raramente sufficiente a creare o riallacciare un legame forte e duraturo con la comunità locale (a quanti è capitato di visitare un museo in gita scolastica e non tornarci più)? A meno che, come avviene a Milano e in altre città, non si dia ai residenti la possibilità di entrare gratuitamente nei musei per tutto l’anno tramite un’apposita card.

In ogni caso, quello che può spingere le persone a ritornare in un museo anche quando non ci siano occasioni straordinarie è la possibilità di partecipare ad una narrazione che parli al presente, in cui scoprire ogni volta qualcosa di nuovo.

museo-san-domenico-01

Un esempio che punta in questa direzione sono i Musei di San Domenico ad Imola, riallestiti nel 2011 all’interno dei bellissimi spazi dell’omonimo ex convento duecentesco. Qui la scelta originale ed intelligente è stata quella di unire le diverse collezioni – la Pinacoteca, le Ceramiche, il Lapidario, la Numismatica e i disegni di maestri emiliani – in un percorso unitario, capace di raccontare la storia della città dal Trecento al secolo scorso. Ai lati dei corridoi sfilano le testimonianze della pittura e della scultura (pale d’altare, affreschi e ritratti di privati) provenienti da luoghi scomparsi o trasformati, con piccoli capolavori di guidaccio da Imola, Francesco Albani e Lavinia Fontana. Al centro, invece, sono esposti gli esempi dell’arte applicata (ceramiche, oggetti di vetreria, monete e medaglie) che documentano la storia quotidiana e concreta della città. Ognuno con la sua didascalia e completati da pannelli di rara chiarezza che si concentrano sui periodi, sugli autori, sulle tecniche, sui luoghi di provenienza e sul ritrovamento degli oggetti. Un allestimento tanto semplice ed efficace da non aver neppure bisogno, per coinvolgere il visitatore, di apparati multimediali. Non è dato sapere se il pubblico abbia premiato finora il progetto, ma è difficile dubitarne.

museo-imola-02

Oltre all’allestimento c’è il problema della gestione, sul quale i Comuni – soprattutto in tempi di spending review – si trovano sempre più in difficoltà. Spesso una risorsa fondamentale per tenere aperti i musei e accogliere il pubblico sono i volontari, ma perché siano all’altezza occorre una formazione (non c’è niente di peggio di un volontario invadente e impreparato) e comunque il volontariato non può essere la regola. Un’alternativa è la concessione dei servizi museali ad imprese o cooperative private, ma per evitare il rischio di portarsi in casa un gestore più attento alle economie di scala che alla cura delle collezioni e all’identità del museo servono competenze forti nella redazione di bandi di gara e dei contratti di servizio.

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Una terza via, esplorata con risultati promettenti da realtà come Venezia, Siena e Brescia, è quella di affidare la gestione dei musei cittadini a fondazioni pubblico-private create ad hoc: uno strumento flessibile con cui attrarre risorse private e nuove competenze manageriali ed adottare innovazioni organizzative e tecnologiche. Nel 2015 la Fondazione Musei Veneziani, che gestisce luoghi come Palazzo Ducale, il Museo Correr e Ca’ Rezzonico, ha raggiunto un tasso di autofinanziamento del 97%. Certo, siamo a Venezia, ma il dato è sbalorditivo per la realtà italiana, anche rispetto alle vicine Gallerie dell’Accademia, di proprietà statale, che contano prevalentemente su risorse pubbliche. D’altra parte, anche la Fondazione Brescia Musei si attesta su valori molto vicini.

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Naturalmente il risultato non è automatico e dipende in massima parte dalla qualità delle persone più ancora che dai meccanismi di governance. Il modello, tuttavia, è interessante e merita di essere sperimentato in altri contesti.

Il tema dei musei civici, in ogni caso, è più che mai aperto e da tenere monitorato…

5 comments

  1. Culturefor · novembre 22, 2016

    L’ha ribloggato su Culture Fore ha commentato:
    Oggi vorrei condividere con voi un’interessante riflessione dedicata ai musei civici in Italia…

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  2. Viaggiando con Bea · novembre 22, 2016

    Quando dici che molte persone per essere maggiormente coinvolte nella visita di un museo hanno bisogno di una narrazione, è vero. Non è facile percorrere i corridoi di un museo e capirne fino in fondo i tratti di un dipinto.
    Anch’io faccio parte della miliardata di Italiani che amano seguire il percorso di un pittore conoscendone la sua storia e così mi ritrovo a percorrere quei lunghi corridoi soffermandomi esclusivamente su quei dipinti dove c’è il simbolo dell’audio guida.
    Un museo che mi ha affascinato moltissimo è quello di Santa Giulia a Brescia. Mi sembra di capire che potrebbe essere paragonabile al da te citato “Museo di San Domenico ad Imola” .
    Se hai voglia di scoprire questa chicca la trovi all’interno del mio post su Brescia : https://viaggiandoconbea.com/2015/03/29/brescia-in-giro-tra-piazze-chiese-e-molto-altro-ancora/
    E’ stato un piacere conoscerti. Un grazie va alla nostra amica in comune del sito di Culturefor. Ciao 🙂

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    • Andrea Sartori · novembre 22, 2016

      Grazie Bea, lo leggo molto volentieri 🙂

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    • Andrea Sartori · novembre 23, 2016

      Molto bello il tuo post su Santa Giulia, condivido, è uno dei più bei musei d’Italia. P.S. se ci ritorni ti consiglio di provare anche l’esperienza di realtà aumentata al Capitolium!

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      • Viaggiando con Bea · novembre 29, 2016

        Penso proprio di ritornarci con il mio Lui che adora Brescia. Il Capitolium era chiuso e credo proprio abbia un fascino particolare. Ciaoo

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