La modernità discreta di Gianni Croce @ Palazzo ex Enel, Piacenza

Dopo la monografica su Bot, la Fondazione di Piacenza e Vigevano non poteva non dedicare una rassegna al suo “alter ego fotografico”, Gianni Croce (1896-1981), per di più se ricorrono i 120 anni dalla sua nascita.

Il format è quello già collaudato con il terribile Barbieri: 100 opere provenienti dall’Archivio Croce divise in 7 sezioni tematiche, più un video documentario, questa volta esposti nello spazio suggestivo e da poco recuperato alla fruizione dell’ex Palazzo Enel a fianco della Galleria Ricci Oddi (prima o poi bisognerà trovargli un nome più accattivante, pare che nella pentola della Fondazione bollano già delle idee…).

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Il titolo, La vita moderna, invece, potrebbe spiazzare chi – compreso il sottoscritto – di Croce si è fatto l’immagine di un fotografo di provincia, più interessante per essere stato il “reporter” ufficiale della città che per la propria originalità artistica.

Il senso, però, si capisce fin dall’inizio del percorso: quando arriva a Piacenza da Lodi nel 1921 su invito dell’amico pittore Luciano Ricchetti, Croce sembra già formato ed aggiornato sulle innovazioni introdotte dalle avanguardie artistiche del primo Novecento. Ben presto questa caratteristica lo rende il ritrattista prediletto dalla borghesia locale, che immortala in abbigliamenti e pose à la page rispondendo alla sua richiesta di una rappresentazione “moderna”. Modernità relativa, si intende, perché in fondo i gusti della “èlite” piacentina ancora negli anni Trenta rimangono di impronta sostanzialmente Liberty.

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Forse la modernità di Croce emerge meglio dagli originali ritratti “gratuiti”, in cui i modelli si dispongono sui fondali scenografici realizzati dagli amici artisti Ricchetti e Bot, oppure nelle vedute architettoniche, dove i dettagli degli edifici di stile fascista come la Galleria Ricci Oddi, la Casa della Gioventù Italiana del Littorio (l’attuale Liceo Respighi) e il Liceo Gioia, che proprio in quegli anni sorgevano a “modernizzare” il paesaggio urbano, si trasformano quasi in composizioni geometriche astratte.

Nelle istantanee delle adunate e delle parate fasciste, invece, Croce riesce a mettere in luce la nostalgia classica che anima le coreografie del Regime (la posa plastica degli atleti che richiama la statuaria greco-romana) adottando uno sguardo pienamente moderno (l’inquadratura di sottinsù, che riproduce il punto di vista dello spettatore rompendo la centralità e la stabilità dell’immagine).

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Ma è nei montaggi nati dalla collaborazione con Bot negli anni Trenta, già esposti alla mostra sull’artista, che Croce sembra liberare totalmente la propria creatività: senza più il freno della rappresentazione di una realtà “oggettiva”, i profili e le ombre delle “ferroplastiche” del vulcanico futurista piacentino compongono visioni oniriche dal sapore surrealista.

Nel secondo dopoguerra, Croce continuerà ad inventare curiose “nature morte” di gusto quasi metafisico, ma di questo periodo sono più note le immagini di vita piacentina, spesso equiparate (forse un po’ sbrigativamente) al cinema neorealista. In realtà, se le scene della quotidianità come Il doposcuola possono ricordare alla lontana i film di Rossellini o – a livello fotografico – le immagini di Robert Doisneau, nelle vedute di strade assolate, popolate da figure umane solitarie e senza volto, sembra ancora di cogliere un’eco delle enigmatiche piazze di De Chirico.

Una produzione varia e multiforme quella di Croce, attraversata – come sottolinea il video – da una costante: la cura quasi maniacale dell’inquadratura e della luce, sempre studiatissime ed impeccabili.

Con la riscoperta di un altro artista centrale nel Novecento piacentino, la mostra aggiunge un tassello al DNA artistico della città. Città provinciale, di sicuro, ma solo nel senso che a Piacenza la modernità sembra  meditata e rielaborata con discrezione e pazienza, senza l’ansia di dover essere necessariamente in anticipo sui tempi; mentre la realtà è registrata con attenzione ma è sempre pronta a trasfigurarsi in modi imprevedibili (e forse, in questo senso, si potrebbe indagare il possibile legame tra l’opera di Croce e il “realismo magico” dei vari Foppiani, Cinello, Armodio e Braghieri…).

INFO:

fino al 29 maggio 2016 – Palazzo Ex-Enel, Via S. Franca 56, Piacenza

Orari: da martedì a venerdì, 16.00-19.30; sabato e domenica, 10.30-12.30; 16.00-19.30

Ingresso gratuito.

 

 

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