Ritorno al futurismo (3) ed oltre: Severini alla Magnani Rocca

Dopo FuturBalla, la Fondazione Magnani Rocca prosegue la rassegna sui protagonisti del Novecento con un altro grande fondatore del Futurismo, Gino Severini. Quasi coetaneo di Boccioni e come questi avviato alla grande pittura in seguito all’incontro con Balla, nel 1909 firma insieme ai due artisti il Manifesto di Marinetti; a differenza degli altri membri del gruppo, tuttavia, la frequentazione dell’ambiente parigino resterà per lui più importante di quella italiana.

Formula vincente non si cambia, e anche questa volta i curatori Daniela Fonti e Stefano Roffi scelgono un approccio tematico, individuando sei filoni della vasta produzione del cortonese: il libro d’artista, il ritratto/maschera, la danza, la grande decorazione, la natura morta, il paesaggio. Ciascuno affrontato da Severini a più riprese nell’arco di mezzo secolo, ricorrendo linguaggi e poetiche diverse: dagli esordi divisionisti – con una poetica sostanzialmente simbolista – all’adesione della prima ora al Futurismo, fino al Classicismo della piena maturità passando per la fase cubista. Il percorso, però, somiglia a tutto fuorché ad uno sviluppo lineare, anche perché i curatori si divertono (forse prendendoci persino un po’ troppo gusto) a confondere le acque, sottolineando gli elementi di continuità e i particolarissimi “ritorni al passato”.

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Nonostante il “marchio di fabbrica” di Severini siano senza dubbio le scene di danza, il soggetto più rivelatore della sua visione artistica è forse il ritratto, frequentato sin dai primi del Novecento ricorrendo ai familiari come modello prediletto. Qui si coglie, nella varietà delle scelte linguistiche, un’intenzione comune che anima le opere di periodi diversi: la volontà di sintetizzare il dato naturale e l’impatto emotivo che questo provoca nel soggetto in una rappresentazione scientificamente fondata.

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Non è un caso che, dei “tre moschettieri futuristi”, sia proprio Severini l’unico ad aderire con entusiasmo ai principi del Cubismo – seppure, nel 1916, in ritardo rispetto alla loro prima formulazione, trovando nella scomposizione delle forme l’unico fondamento capace di assicurare una rappresentazione “oggettiva” della realtà. Ed è proprio la costante aspirazione ad una “indagine geometrica delle forme”, paradossalmente, a portare poco dopo l’artista ad invertire la direzione anticipando il movimento di Ritorno all’Ordine. Severini addirittura teorizzerà, nel 1921, il passaggio Dal Cubismo al Classicismo in un curioso trattato di “scienza dell’arte” in cui riscopre e ripropone i presupposti geometrici e matematici della pittura rinascimentale: la teoria delle proporzioni e la celebre regola aurea. D’altra parte, le origine toscane non si dimenticano mai…

Nella sua ricerca Severini si avvicina, nella seconda metà degli anni Venti, anche al filosofo neoscolastico Jacques Maritain, facendosi portatore della sua visione di una nuova arte sacra volta a rappresentare l’idea (più che l’evento) della religione cristiana. Il tutto mescolando con grande libertà ed efficacia – nei bozzetti realizzati per la decorazione delle chiese svizzere di Semsales e La Roche (1925-8) già in mostra a Bellezza divina – il linguaggio cubista ad antiche suggestioni bizantine.

Il cuore della mostra coincide proprio con la tensione costante, nell’opera di Severini, tra l’elaborazione teorica e la spinta creativa, sempre trattenuta e sempre traboccante, come nelle vitali maschere degli anni Trenta, nel personalissimo neo-cubismo delle nature morte degli anni Quaranta e nell’inatteso ritorno sulla scena nel 1950 delle ballerine, ormai quasi astratte ma dirompenti come agli esordi di trent’anni prima.

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L’Emozione e la Regola è, infatti, il sottotitolo azzeccatissimo di una mostra che, come la precedente, è il ritratto preciso dell’artista: straripante ed autoironica quella su Balla, rigorosa e a tratti un po’ “difficile” quella su Severini. Ma, osservando i volti curiosi ed attenti dei (numerosi) visitatori in un Lunedì dell’Angelo inaspettatamente soleggiato, sembrerebbe che il merito della Magnani Rocca sia proprio quello di essersi coltivata, negli anni, un pubblico capace di rispondere allo sforzo richiesto.

INFO:

Severini. L’Emozione e la Regola.
Fondazione Magnani rocca, Mamiano di Traversetolo (PR), 19 marzo – 3 luglio 2016.

Orari: dal martedì al venerdì  10-18 – sabato, domenica e festivi 10-19.

2 comments

  1. Culturefor · marzo 29, 2016

    Il futurismo va forte quest’anno 😉

    Piace a 1 persona

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