Milano, città di gallerie @Fondazione Stelline

In una Milano dove i riflettori mediatici sono tutti puntati sulla mostra dei Simbolisti a Palazzo Reale (di cui, volendo fare un po’ gli snob, non si sentiva troppo il bisogno dopo quella stupenda sull’Ossessione nordica a Rovigo nel 2014 e quella davvero epica a Ferrara nel 2007), è la Fondazione Stelline a sfoderare la proposta più interessante, adottando un punto di vista inedito per rileggere un periodo-chiave dell’arte italiana come quello del primo Novecento.

Sono le Gallerie milanesi tra le due Guerre, infatti, le protagoniste della mostra curata da Luigi Sansone. Tutt’altro che un esercizio critico fine a se stesso, piuttosto un giusto riconoscimento al ruolo centrale svolto da luoghi come la Galleria Il Milione, la Galleria Pesaro, Bottega di Poesia, Galleria Bardi e altri nella nascita e nella formazione delle più importanti correnti artistiche del periodo.

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Il percorso è cronologico, ma l’impressione è di trovarsi al centro di un turbinio di eventi e di movimenti che si susseguono e si incrociano. Si inizia nel 1919, quando Marinetti tenta di rinsaldare le fila futuriste dopo la morte di Boccioni e gli abbandoni di Carrà, Severini e Soffici, organizzando una Grande esposizione nazionale futurista alla Galleria Centrale d’Arte, dove espongono giovani di grandi prospettive come Fortunato Depero, Achille Funi, Ottone Rosai e Mario Sironi. Solo un anno dopo, tuttavia, gli stessi Funi e Sironi si ritroveranno insieme a Leonardo Dudreville, Piero Marussig, Ubaldo Oppi ed altri nel salotto milanese della raffinata intellettuale ebrea Margherita Sarfatti. É qui che prenderà forma Novecento, movimento intenzionato a riallacciare i fili con la tradizione artistica rifiutata dai futuristi, guardando in particolare alla purezza del Quattrocento fiorentino.

Per tutti gli anni ’20 e ’30, i due movimenti si contenderanno il ruolo di protagonista e di portavoce artistico del regime, una fase che la mostra documenta svolgendo i rispettivi percorso in parallelo. Dal lato “novecentista” la solidità dei volumi di Mario Sironi, Rosai e Funi e le forme primitive di Massimo Campigli si alternano alle opere di artisti meno conosciuti come Alberto Martini, che nel 1918 anticipa già le atmosfere surrealiste create da Max Ernst degli anni ’30.

Il compito di presentare il meglio della produzione tardo-futurista, esposta tra il 1927 e il 1933 in una serie di mostre alla Galleria Pesaro, è invece affidato a una bella selezione di aeropitture dove, tra alcuni pezzi eccezionali di Enrico Prampolini, fa capolino una bella sferopittura del “nostro” Bot proveniente dalla collezione del piacentino Carlo Gazzola (amatore tanto appassionato e competente del “terribile” Barbieri da dedicargli due studi monografici di raro pregio, a cui ha dato il proprio contributo critico lo stesso Sansone).

Intendere il parallelo tra Novecento e futurismo come un’opposizione schematica tra “vecchio” e “nuovo”, però, significherebbe commettere un errore di prospettiva: nel movimento fondato da Marinetti, infatti, è proprio la fede cieca nell’avvenire, scontratasi con gli orrori della guerra, a venire meno, mentre il Novecento è molto di più di un ritorno al passato (d’altra parte, il manifesto della corrente si intitolava Contro tutti i ritorni in pittura) – chi non ci crede veda la citazione di Margherita Sarfatti posta a lato delle scale che conducono all’ultima sezione della mostre.

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A scompigliare ulteriormente le carte, poi, ci pensa un’altra corrente nata a Como e coagulatasi a Milano nei primi anni ’30 attorno alla Galleria Il Milione: l’Astrattismo, che si richiama contemporaneamente all’esperienza di Kandinskij e alla sintesi geometrica di Piero della Francesca. É in questo ambiente che si formano artisti di primo piano come Fausto Melotti e Lucio Fontana, affiancati in mostra da Osvaldo Licini, Alberto Magnelli e Mauro Reggiani.

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Lucio Fontana, Donna nera (1938)

La sezione che segue, segnalata dal colore rosa dell’allestimento, è dedicata al Chiarismo, risposta solare ed aerea alle atmosfere spesso ombrose e terragne di Novecento, promosso nei primi anni ’30 da Edoardo Persico, Angelo Del Bon e Umberto Lilloni e passato anch’esso per la Galleria Il Milione e per quella dell’Annunciata.

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La sezione dedicata al Chiarismo

L’ultimo movimento ad apparire sull’orlo della Seconda Guerra (1938) si definisce semplicemente Corrente, dall’omonima rivista milanese divenuta il punto di riferimento per un gruppo di artisti ed intellettuali provenienti da tutta Italia, che esporranno prima al Palazzo della Permanente e poi alla Galleria Grande di via Dante: dal bergamasco Giacomo Manzù e dal veneziano Emilio Vedova al siculo Renato Guttuso, passando per il piacentino Bruno Cassinari, di cui è esposto un bel ritratto di Ernesto Treccani, e il lecchese Ennio Morlotti.

P.S. forse esula dal periodo storico, ma  negli anni ’40 anche Giovanni Testori si aggregò alla compagnia come artista prima ancora che come critico, salvo poi fare un falò dei propri quadri. “Testoriano ante litteram”, d’altra parte, era il manifesto di Corrente, che accusava la pittura italiana della generazione precedente di “non avere tenuto conto della vita, […] dimenticando che solo nel rischio e non nel calcolo e nell’ironia sta l’unica possibilità di relazione”.

In questa vivacità, sembrerebbe quasi che alla fine la mostra non mantenga la promessa iniziale, tanto è discreta la sottolineatura del ruolo delle gallerie. Ma, forse, il protagonismo sta, paradossalmente, proprio nella capacità delle gallerie di mettersi al servizio di un progetto, offrendo agli artisti lo spazio (e il tempo) necessari a condividere un modo di fare arte…che poi, in fondo, è un modo di vedere la realtà.

É forte la tentazione di concludere lamentando con sconforto la differenza rispetto all’oggi. Ma chissà che gli eccessi del mercato globale e la competizione sfrenata non spingano alcuni galleristi a riprendere in mano il proprio ruolo di operatori culturali oltre che commerciali (c’è chi sussurra che, magari avvolto nel segreto, qualcuno ci stia già provando…).

INFO:
25 febbraio – 22 maggio 2016
Fondazione Stelline, Sala del Collezionista – Gallery I e II
corso Magenta 61, Milano
www.stelline.it
Orari: martedì > domenica ore 10.00 > 20.00 (lunedì chiuso)
Catalogo Silvana Editoriale.

 

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