Porta a Porta: Mikayel Ohanjanyan@StataleMilano

Come diceva Giacomino Poretti nel video introduttivo di Tenere vivo il fuoco, l’arte contemporanea è ovunque. Persino nelle università italiane, che (per la verità con un certo ritardo rispetto ai colleghi anglosassoni) si mostrano sempre più impegnate a  valorizzare le proprie collezioni e a coinvolgere artisti di grido. Alla Bocconi, la prima ad avventurarsi in questo campo, si sono unite recentemente Parma con la bella mostra Luce, scienza, cinema, arte (14/11/2015 – 17/1/2016) e l’Università Statale di Milano, che con La Statale Arte apre il cortile seicentesco della Ca’ Granda (il grande ospedale progettato dal Filarete) alle opere di artisti italiani e stranieri contemporanei.

5653_-_Milano_-_Via_Festa_del_Perdono_e_l'Università_Statale_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto_-_21-2-2007

Si inaugura con Mikayel Ohanjanyan, artista armeno quarantenne che nonostante il cognome impronunciabile è fresco fresco di Leone d’Oro alla Biennale 2015 con il Padiglione Armeno, dove aveva stupito il dialogo tra le sue sculture e l’architettura dell’isola di San Lazzaro degli Armeni (appunto). Peccato non averlo potuto visitare, un po’ per la posizione fuori mano, anche se decisamente affascinante, un po’ per il biglietto a parte. (Peraltro, i soliti maligni sostengono che la celebrazione del centenario dal genocidio degli Armeni abbia pesato assai sull’assegnazione del premio, in perfetta linea con lo stile politically correct della rassegna curata da Okwui Enwezor…).

Tasnerku-2015_Mikayel-Ohanjanyan_Photo-Mikayel-Ohanjanyan

Mikayel Ohanjanyan, Tasnerku (2015), Biennale di Venezia 2015, San Lazzaro degli Armeni. Foto: Mikayel Ohnajanyan.

Ad ogni modo, Ohanjanyan è un artista legato alla tradizione della Land Art, la cui opera, secondo la curatrice Donatella Volonté, “sembra sentire particolarmente il ritmo dello spazio esterno e ne sa proporre uno proprio”, conservando forti rimandi al paesaggio del paese natale. Occorre segnalare che il titolo dell’esposizione, Durk, non fa riferimento ad un modulo previsto dalla normativa anti-riciclaggio, bensì alle porte, soglie reali e simboliche che delimitano l’ingresso (o l’uscita) di uno spazio.

La prima delle due installazioni create per la Statale, Tasnerku+1, ripropone quella già esposta a San Lazzaro, trasformandone la forma da ciclica in lineare: i tredici elementi in basalto e acciaio, di forma quasi cubica, si dispongono in diagonale attraverso il cortile, con un richiamo all’intervallo del tredicesimo accordo, che in musica è “una dissonanza assoluta, simbolicamente un passaggio, una porta”. Tutto perfettamente coerente, anche se per i non-addetti ai lavori il riferimento suona decisamente ostico.

IMG_20160225_103316699.jpg

Mikayel Ohnanjanyan, Tasnerku+1 (2015

La seconda installazione, Dur (porta, appunto) è costituita da due elementi cubici più grandi posti agli estremi del loggiato del primo piano e tenuti insieme da un sistema di cavi che li collega ad un cubo più piccolo posto al centro. Anche qui il riferimento è musicale: “la tensione creata dai due cubi è espressione plastica del tritono si-fa del cerchio delle quinte, definite dall’antropologo musicale Marius Schneider «la zona degli esseri doppi e del contatto fra l’acqua e il fuoco»”. Senza dubbio la tensione instabile tra i cubi è la prima impressione che suscita il contatto con l’opera, ma la lettura simbolica sembra ancora più esoterica che nel caso precedente.

IMG_20160225_103105919_HDR.jpg

Mikayel Ohnanjanyan, Dur (2015)

D’altra parte, l’operazione si inserisce alla perfezione non solo nello spazio architettonico della Ca’ Granda, ma anche nel sistema accademico, di cui replica fedelmente il metodo (che poi è lo stesso di quello che domina l’attuale sistema dell’arte): partendo da un dato fisico, da una presenza materica, e da una forte volontà progettuale, non sa far di meglio che sovrapporre loro un’impalcatura di complesse interpretazioni concettuali che finiscono a loro volta per annegare la spinta creatrice originaria. Per rimanere in tema, i diversi livelli di lettura dell’opera sono come una serie di porte destinate ad aprire a dimensioni ulteriori di comprensione, ma che finiscono per sfociare, troppo spesso, in un vicolo cieco ed autoreferenziale.

E sì che le intenzioni erano pienamente condivisibili, come l’augurio espresso dalla Volonté in un’intervista su Artribune “che i lavori di Mikayel, al di là della comprensione del percorso progettuale dell’artista, possano suscitare nei visitatori quella vibrazione che per lui nasce ‘quando il pensiero incontra la materia’. Una grande emozione, senza bisogno di narrazioni”.

Agli studenti l’ardua sentenza (sempre che l’intellettualismo accademico non li abbia definitivamente traviati…).

Info:

La Statale Arte – Mikayel Ohanjanyan, fino al 19 marzo 2016

Università Statale di Milano, Via Festa del Perdono 7

http://www.lastatalearte.it

Ingresso gratuito.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...