Come ti cucino una mostra: Da Raffaello a Schiele, passando per il Tuffatore, Giotto e la Grande Madre @ Palazzo Reale

Milan l’è semper un gran Milan, e dopo qualche anno di crisi dovuta alla scelta di puntare su mostre preconfezionate, anche Palazzo Reale sembra essere tornato quel centro espositivo di primo livello che era stato nel decennio scorso. Dopo il successo della monografica su Leonardo, la programmazione per i mesi finali di Expo ed oltre propone 4 esposizioni di alto livello molto diverse tra loro, tanto da configurare 4 possibili esempi di come fare una mostra. Riprendendo il tema culinario che ha caratterizzato l’Expo appena concluso, presenteremo le rispettive ricette.

Il piatto unico in salsa Goldin: Da Raffaello a Schiele” (fino al 7 febbraio 2016)

Da Raffaello a Schiele

Origini: si narra che il nome derivi dal mitico prestigiatore Marco Goldin, capace di portare a Brescia le collezioni di grandi musei esteri, di organizzare maratone artistiche dal titolo improbabile tipo “Raffaello a Picasso” (?!?) e, l’anno scorso, di trasportare con un coup de theàtre la Mauritshuis dall’Aia a Bologna, attraendo grazie al potere incantatore della Ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer centinaia di migliaia di visitatori.

Ingredienti:

  • la collezione di un museo importante chiuso per restauro (Museo delle Belle Arti di Budapest)
  • una location prestigiosa.

Preparazione:

Prendere la collezione, agitarla un po’, lasciare decantare i residui e riporre gli ingredienti rimanenti in un contenitore adeguato (ottima l’ala Ovest di Palazzo Reale), possibilmente riproponendo nella maniera più fedele possibile il menu originario.

Preparare un allestimento sobrio ma curato, accostando gli ingredienti con un pizzico di creatività. Ad esempio, ci si può divertire ad affiancare tre magnifici ritratti vicini nel tempo: quello ufficiale e un po’ tronfio del Doge Marcantonio Trevisan di Tiziano (1554), quello pre-romantico di Gentiluomo del Veronese (1560) con la sua veduta di rovine classiche sullo sfondo, e quello penetrante ed instabile del Gentiluomo Foscarini di Giovan Battista Moroni (1575).

Condire con didascalie ed audioguida completi ed accessibili. Infine, trovare un titolo accattivante, giocando con nomi di largo richiamo (poco importa che siano rappresentati da un’opera sola).

da-raffaello-a-schiele-palazzo-reale-2

Recensione:

La mostra propone un ricco bouquet di profumi e sapori, ma a restare maggiormente impresse sono le note dei singoli capolavori (Apollo e le Muse di Lotto, il Ritratto Virile di Durer, il Giaele e Sisara di Cranach e l’Edipo che bacia la Sfinge di Franz Von Stuck). Una bella abbuffata se non si è mai stati a Budapest, in attesa che il museo riapra nel 2018.

Voto: 7+.

Tempo stimato di degustazione: 1 ora e 30 minuti.

Costo/qualità: €€ (biglietto intero 12 euro).

La mostra enciclopedica: La Grande Madre (fino al 15 novembre 2015)

la grande madre

Origini: più che una singola portata, si tratta di un menu completo che affonda le proprie radici nell’Illuminismo ed ha recentemente vissuto un revival con la raffinatissima Biennale di Venezia 2013 di Massimiliano Gioni e con la pantagruelica rassegna “Art and Food“, proposta da Germano Celant alla Triennale in concomitanza con Expo, a dire il vero un po’ sciapa nonostante la ricchezza del menu.

Ingredienti:

  • un tema attuale e ricco di sfaccettature
  • una conoscenza a 360 gradi degli artisti e delle correnti del Novecento, anche quelli pressoché sconosciuti al grande pubblico.

Preparazione:

Prendere il tema ed esploderlo in tutte le sue possibili sfumature di gusto, gradevoli o amare che siano.

Qui il margine di libertà e di creatività dello chef nella selezione e nell’accostamento degli ingredienti è quanto mai ampio, ma bisogna stare attenti a non snaturarli o a forzare le combinazioni: ogni elemento deve contribuire a rinforzare la nota comune e ad esplorarne le nuances. Ad esempio, il fil rouge della maternità nel Novecento si può declinare nella seguente varietà di portate: la fertilità e il legame con la terra, la maternità come idillio o violenza, l’esperienza straziante della maternità durante le tragedie del Novecento, la spinta emancipatrice del femminismo, i rapporti familiari e domestici (nido o gabbia?), per finire con i nuovi scenari determinati dall’ingegneria genetica e dalla manipolazione del corpo femminile.

Recensione:

Il menu è molto ricco (29 portate), persino troppo per poter dedicare a ciascuna il tempo che meriterebbe. Anche perché le descrizioni dei piatti, affidate ad una corposa brochure di 70 pagine, sono piuttosto dense. Alla fine, la degustazione lascia più domande e provocazioni che piacevoli sensazioni, ma la bontà sta proprio qui, come illustra la splendida recensione di suor Francesca Balocco su “La Lettura”.

Voto: nonostante la mancanza della ciliegina sulla torta (i quadri della maternità di Jenny Saville) si merita un 8 e 1/2.

la grande madre2

Tempo stimato di degustazione: riservatevi almeno 2 ore per una visita “rapida”.

Costo/qualità: € (biglietto intero 8 euro).

La mostra-ricerca: Mito e natura dalla Grecia a Pompei (fino al 10 gennaio 2016)

Origini: tipo di mostra comparso in tempi piuttosto recenti, soffrendo spesso la concorrenza di proposte di più facile consumo.

Ingredienti:

  • un tema antico e in parte dimenticato
  • una campagna di ricerca e documentazione in grande stile.

Preparazione:

Come nella mostra enciclopedica, si inizia scegliendo un tema piuttosto ampio (la rappresentazione della natura in età greco-romana) e analizzandolo a fondo, ma con maggiore capacità di sintesi.

Il segreto dello chef consiste nella capacità di riscoprire ingredienti provenienti da terre di antica tradizione gastronomica ma pressoché estranee agli attuali circuiti mediatici, come la Magna Grecia, e di accostarli con sapienza.

Tuffatore Paestum

Recensione:

Con la profusione di proposte presenti in menu è facile sottovalutare la mostra, ma altrettanto facilmente se ne può uscire sorpresi. La ricca galleria di vasi greci a soggetto mitologico regala chicche gustosissime come l’espressionistica scena di naufragio dell’VIII secolo A.C. proveniente dall’odierna Ischia e l’idilliaco Giardino delle Esperidi del 360 A.C.

I piatti forti sono sicuramente il celebre Tuffatore di Paestum (V sec. A.C.) e lo splendido “vaso blu” in vetro con scene di vendemmia del I sec A.C proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Dulcis in fundo, le lussureggianti “pitture di paesaggio” e le raffinatissime “nature morte” (in realtà trattasi di xenie, cioè doni simbolici agli ospiti) provenienti da Pompei ed Ercolano: una straordinaria panoplia dei doni che terra e mare potevano offrire ai romani di allora, ed un termine di paragone decisamente scomodo per i moderni tentativi di illusionismo pittorico. Solo la sezione finale della mostra vale la metà di Arts & Foods.

natura morta Pompei

Voto: il contenuto meriterebbe un voto più alto, ma a causa degli spazi un po’ sacrificati e di alcune piccole pecche nell’allestimento ci limitiamo ad un 8+.

Tempo stimato di degustazione: 1 ora e 30 minuti. Se ne consiglia l’assaggio prima della mostra Giotto e l’Italia.

Costo/qualità: €€ (biglietto intero 12 euro, 18 euro con Giotto e l’Italia).

La monografica rivisitata: Giotto. L’Italia (fino al 10 gennaio 2016)

Giotto Italia

Origini: nata nel Novecento, la mostra monografica è ormai un classico che continua a comparire, sotto varie vesti, anche ai nostri giorni.

Ingredienti:

  • un autore che ha fatto la storia dell’arte
  • una chiave di interpretazione originale
  • un allestimento di pregio.

Preparazione:

Ai tempi d’oggi, neppure un autore di richiamo basta ad attrarre folle oceaniche: servono ingredienti scelti ed una rilettura critica della ricetta. In questo caso, l’obiettivo è quello di presentare Giotto non solo come grande rivoluzionario dell’arte, ma anche come infaticabile globetrotter (ovviamente Firenze, poi Assisi, Roma, Rimini, Padova, Napoli, Bologna, Milano e, infine, ancora Firenze) capace di fondare un linguaggio realmente “italiano”. Il tutto attraverso un menu decisamente selezionato: 11 opere tra quelle meno note al pubblico, come la Pala di San Giorgio alla Costa proveniente dal Museo Diocesano di Firenze, o esposte per la prima volta al di fuori del luogo di conservazione, come il Polittico Stefaneschi dei Musei Vaticani.

Madonna_di_san_giorgio_alla_costa

Giotto, Madonna di San Giorgio alla Costa.

Recensione:

La prima cosa a colpire è il sobrio setting preparato da Mario Bellini, che esalta al meglio la sapidità delle portate rendendosi quasi impercettibile al visitatore. La degustazione è ben scandita dai pannelli e dall’audioguida, ma per un vero apprezzamento dell’impatto nazionale di Giotto si avverte la mancanza delle opere prodotte dalle scuole giottesche nate nelle diverse città toccate dalle peregrinazioni dell’artista.

Voto: 8.

Tempo stimato di degustazione: 1 ora. Per completare il menu, si consiglia una visita all’unica testimonianza indiretta conservatasi in loco del passaggio di Giotto a Milano: la Crocifissione attribuita a Giottino, in San Gottardo in Corte (ingresso a sinistra dall’uscita posteriore di Palazzo Reale).

Costo/qualità: €€€ (biglietto intero 12 euro).

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