Bellezza umana a Palazzo Strozzi

“Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana” è il titolo della mostra (Palazzo Strozzi, fino al 16 Gennaio 2015) voluta dall’Arcidiocesi di Firenze nell’ambito degli eventi culturali che accompagneranno il 5° Convegno Ecclesiale Nazionale (9-13 novembre 2015). Per esplorare il tema del Convegno (“In Gesù Cristo un nuovo Umanesimo”), la scelta più ovvia sarebbe stata quella di rivangare le stagioni gloriose del Medioevo e del Rinascimento, in cui non sarebbe stato certo difficile trovare, a Firenze, straordinari esempi di espressioni artistiche ispirate dalla fede cristiana. Per fortuna, si è deciso invece di percorrere la strada meno battuta del confronto con un periodo storico più vicino ai nostri tempi, quello compreso tra metà Ottocento e metà Novecento. Obiettivo dichiarato: mostrare come il dialogo tra arte e fede non si sia mai interrotto anche nei periodi più critici.

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Il percorso si apre con alcune pale d’altare dipinte nel pomposo stile accademico dominante nell’Italia e nella Francia del tardo Ottocento. Subito verrebbe da pensare ad una Chiesa conservatrice, che costringe gli artisti ad esprimersi in un linguaggio celebrativo e “passatista”. Ci pensano le sale successive a scombinare le idee, presentando un centinaio di opere ispirate a temi sacri (la Madonna, l’Annunciazione, la Natività e l’infanzia di Cristo, la vita e la Passione) di artisti italiani ed europei, disposte per chiarezza in ordine cronologico.

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Lucio Fontana, Crocifissione (1951)

Qui si rimane colpiti dalla varietà di letture ed interpretazioni date da ciascuno nel proprio linguaggio. Alcune opere sono una conferma: la perturbante Madonna di Munch, la Pietà di Van Gogh che figura sul manifesto della mostra, la Crocifissione Bianca di Chagall, opera preferita da Papa Francesco, e il troppo abusato Angelus di Millet. Altre sono una sorpresa: dall’elegante Maria dà luce ai pargoli cristiani di Wildt all’accorata Preghiera di Cagnaccio di San Pietro, passando per gli affreschi realizzati da Gino Severini per una serie di chiese in Svizzera.

Se, in termini quantitativi, sono il simbolismo e il realismo a dominare con i vari Maurice Denis, Tullio Garbari, Pietro Annigoni, Felice Carena e Fausto Melotti, le avanguardie del Novecento entrano a gamba tesa nel dialogo con opere straordinarie come il Crocifisso giovanile di Max Ernst, la Sacra Famiglia futurista di Fillia, la controversa Crocifissione di Renato Guttuso e quella ancora più lancinante di Graham Sutherland. Non manca la scultura, sia quella monumentale del Cardinale di Giacomo Manzù che quella più raccolta, come la commovente Crocifissione in ceramica di Lucio Fontana. Anche un Picasso quindicenne si cimenta con il tema del Crocifisso, affidandosi per l’occasione alla guida di Esteban Murillo: una risposta chiara e definitiva a chi ancora dovesse credere che il catalano non sapesse dipingere in modo “tradizionale”.

A dispetto del titolo, sembra che sia proprio l’umanità della sofferenza di Cristo a generare le espressioni più intense e non è un caso che le tragedie del Novecento segnino una vera e propria esplosione di questa immedesimazione carnale con la Passione.

Alla fine della visita, sorge spontanea la domanda “che fine ha fatto il sacro nell’arte contemporanea?”, quando già nel 1953 nella Crocifissione astratta di Emilio Vedova si fatica a riconoscere il soggetto: un tentativo di risposta potrà venire dalla mostra “Si fece carne. L’arte contemporanea e il sacro“, alla Basilica di San Lorenzo dal 9 ottobre. Stay tuned.

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