Minestrone cremonese: Eduard Gurk, Caravaggio, Arcimboldo e Frankie HiNrg alla Pinacoteca Ala Ponzone

In periodo di centralismo dilagante da spending review e di trionfi leghisti alle regionali, dedicare una mostra al bicentenario della fondazione del Regno Lombardo-Veneto potrebbe essere letto dai maligni come uno spot a favore della Macroregione del Nord. Ma quella di Mario Marubbi, conservatore della Pinacoteca Civica “Ala Ponzone” di Cremona, non è un’operazione nostalgica, bensì il tentativo di sottrarre alla polvere uno snodo cruciale per la storia dell’Italia del Nord e della pittura. La mostra “Die Krönungsreise”, prorogata fino al 1 Novembre, ripercorre il trionfale viaggio nel quale Ferdinando d’Asburgo, nell’estate del 1838, attraversa le Alpi per essere investito, nel Duomo di Milano, della Corona Ferrea, emblema del potere regale sin dall’epoca longobarda. L’imponente corteo, che sulla via del ritorno tocca tutte le principali città del Lombardo-Veneto inclusa Cremona (dove l’imperatore è ospitato proprio dal Marchese Giuseppe Sigismondo Ala Ponzone nel palazzo dove trova posto la Pinacoteca), è documentato da un cronista d’eccezione: il grande paesaggista viennese Eduard Gurk, che in oltre 50 acquerelli ne immortala con straordinaria freschezza le scene clou. Dall’avventuroso passaggio dello Stelvio, ai momenti solenni dell’incoronazione e dell’investitura dell’Ordine della Corona Ferrea in Palazzo Ducale a Venezia, passando per il festoso attraversamento del Lago di Como sul nuovissimo piroscafo Lario. Gli acquerelli di Gurk sembrano quasi pre-impressionistici, cioè capaci non solo di rappresentare l’evento, ma anche di rendere l’impatto che questo avrebbe potuto suscitare negli astanti.

gurk stelvio gurk lago di como

I pezzi migliori della collezione, acquisita recentemente dalla Provincia Autonoma di Bolzano (una delle poche amministrazioni pubbliche ancora capaci di investire nell’arte), sono forse le vedute paesaggistiche “pure”, in cui Gurk dà libera espressione alla propria ammirazione per la bellezza dei luoghi visitati. Colpiscono particolarmente gli acquerelli incompiuti come la veduta di Merano, dove i profili delle case emergono, grazie alla pura forza del colore, dalle montagne bianche tratteggiate a matita.

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Un anno dopo nascerà la fotografia: impossibile non provare un moto di nostalgia di fronte alla sua sostituzione imminente della pittura nel ruolo di “cronista ufficiale” degli eventi pubblici. Sfortunata anche la fine di Gurk, che morirà di peste a Gerusalemme al seguito di una spedizione in Siria, a soli 40 anni. Viene un lieve filo di nostalgia anche di fronte a quella stagione effimera della storia d’Italia. Non tanto di fronte allo sfacciato leccaculismo di cui le élite settentrionali diedero prova nell’occasione, quanto dell’orgoglio di sentirsi parte di un’entità politica più ampia: quell’Impero Austro-Ungarico che, con il suo mosaico di popoli, rappresentava in scala ridotta il modello di un’Europa ancora da realizzare (come aveva colto Joseph Roth). Ma il ’48 con le sue gloriose Cinque Giornate, in cui esplode il desiderio di emancipazione della borghesia milanese, è alle porte.

La mostra è anche l’occasione per rivedere uno dei musei civici più ricchi e interessanti del Nord Italia. Le sale centrali sono una specie di freak show del Cinquecento, che raduna alcuni degli artisti più eccentrici del secolo. Non è un caso che, già dal ciclo di affreschi del Duomo (1515-1520) con il passaggio degli eccentrici Romanino e Pordenone, Cremona si affermi come uno dei centri di un Rinascimento alternativo, se non di un vero e proprio “anti-Rinascimento”. Si parte dalle atmosfere ancora compassate di Boccaccio Boccaccino (1467- c. 1525), passando per l’inquieto manierismo del figlio Camillo (1511-1546), influenzato dal Correggio e dal Parmigianino, e si arriva alla grande scuola- famiglia dei Campi (il capostipite Galeazzo e i figlio Giulio, Antonio e Vincenzo oltre all’omonimo, ma non parente, Bernardino). Lo straordinario Compianto di Vincenzo (documentato 1563 – 1591), dove il corpo del Cristo ha lo stesso colore terroso del saio di Francesco e della roccia sullo sfondo, e il bizzarro Trasloco, esempio eccellente di quei quadri “di genere” per i quali Vincenzo fu apprezzato, lasciano intravedere da quale humus culturale e figurativo provenga il Caravaggio.

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Campi trasloco

L’intero percorso, alla fin fine, non è altro che una preparazione alla visione del San Francesco in Meditazione, la cui posa contorta e il bruno del saio e della carne lo rendono quasi un’escrescenza del tronco d’albero e degli arbusti sullo sfondo.

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Ruota attorno all’altro capolavoro custodito dal museo, l’Ortolano reversibile dell’Arcimboldo, invece, l’inedito progetto musicale di Francesco di Gesù, in arte Frankie HiNrg Mc: una “audioguida emozionale” formata da 10 colonne sonore ideali, scelte appositamente per accompagnare la visione dell’opera da altrettanti cantanti, da Caparezza a Gianni Morandi, e disponibili su Spotify.

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Esperimento interessante, ma per ascoltare tutti i brani servirebbero 5 ore. Alcune selezioni (vedasi Mannoia e Morandi) sono davvero mortali; molto meglio Caparezza ed Elio, che azzeccano i due pezzi perfetti (Call Any Vegetable di Frank Zappa e El Minestron di Nanni Svampa), mentre Frankie esemplifica le sue non banali osservazioni con brani sconosciuti ai più. In alternativa, ci si può tranquillamente accontentare della selezione di brani classici diffusa dagli altoparlanti accanto all’opera: almeno non servono smartphone né arditi collegamenti intellettuali. Oppure, ci si può godere l’opera nel più assoluto silenzio, tanto Arcimboldo parla benissimo da solo.

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