Genova porto di mare: incontri artistici al Museo dell’Accademia Ligustica

Nel 1980, in occasione della riapertura al pubblico del museo dell’Accademia Ligustica di Genova, Giovanni Testori sul Corriere della Sera affermava in modo un po’ apodittico: “si dà che il grembo della Ligustica coincida […] con il grembo della città”. Visitando la pinacoteca in un piovoso sabato pomeriggio di Settembre, si capisce il perché di questa analogia: prestando attenzione, le sale deserte e silenziose come i carrugi del centro prendono improvvisamente vita e i dipinti iniziano a parlare tra loro, raccontando una storia di incontri, scambi ed influenze culturali che per secoli hanno aperto il capoluogo ligure al mondo intero.

Già dal Quattrocento, Genova è infatti un importante centro di confluenza dell’arte toscana, importata dalla vicina e rivale Pisa, settentrionale (grazie all’attività di Barnaba da Modena) e di quella lombarda, a sua volta influenzata dall’arte fiamminga, con il pavese Donato de’ Bardi (documentato tra il 1426 e il 1450). Nel corso del secolo, questi legami si rinforzeranno dando vita ad una “connessione nord-sud” grazie all’arrivo in Liguria di importanti artisti provenienti dalla Lombardia (Vincenzo Foppa) e dalla Germania (Giusto di Ravensburg, detto anche Giusto di Alemagna), che lasceranno un’influenza durevole sulla scuola genovese. Alla Ligustica, questo momento è ben documentato dalle opere di Nicolò Corso e Manfredino Bosilio.

Sts._Catherine,_John_the_Evangelist,_John_the_Baptist,_and_Benedict_the_Abbot,_by_Donato_De'_Bardi,_1420-1430,_view_1,_tempera_on_wood_-_Accademia_Ligustica_di_Belle_Arti_-_DSC01984

Nel Cinquecento, la trama di influenze si infittisce. Nel1528, la cristianità è appena stata sconvolta dal Sacco di Roma quando Perin del Vaga (1501-154&), allievo di Raffaello, è chiamato da Andrea Doria ad affrescare Palazzo del Principe. L’artista porta con sé quell’inquietudine che percorre la ricerca artistica dell’Italia Centrale, come testimoniano gli stridenti accostamenti cromatici del Polittico di Sant’Erasmo – pure relativamente tradizionale nell’impaginazione.

Perin del Vaga Sant'ERasmo

Negli anni Trenta passerà da Genova anche il friulano Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone, con la sua audace sintesi della plasticità di Michelangelo e della sensibilità cromatica veneta.

É da questo terreno fertile che sorge lo straordinario genio di Luca Cambiaso (1527-1585), presente alla Ligustica con tre capolavori: un Riposo durante la fuga in Egitto (1560-1565), dove la composizione e i morbidi contorni delle figure testimoniano la fascinazione del Correggio; uno spettacolare Cristo davanti a Caifa (1570), uno dei più bei notturni pre-caravaggeschi, ed una stupenda Madonna col Bambino (1575 ca.) che per la quotidianità dell’ambientazione e il calore umano degli affetti, espressi con una delicatezza quasi quattrocentesca, si inserisce a pieno titolo nel filone, caro a Testori, della “pittura della realtà”.

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Ma è soltanto il preludio di quello che sarà il secolo d’oro della pittura genovese, il Seicento, quando nella città ligure, ormai divenuta il più importante centro finanziario d’Europa, fioriranno tre generazioni di artisti straordinari, ben rappresentati in Pinacoteca: Bernardo Strozzi, Giovanni Battista Paggi, Domenico Fiasella, Gioacchino Assereto, Giovanni Andrea e Orazio De’ Ferrari, Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto e Domenico Piola. Complice, anche in questo caso, il passaggio a Genova di pittori caravaggeschi come Orazio Gentileschi e, soprattutto, dei grandi fiamminghi Pieter Paul Rubens e Antoon van Dyck di cui, ancora una volta, i pittori genovesi si dimostrano abilissimi a cogliere e rielaborare le innovazioni. Un esempio su tutti: il coreografico bozzetto per il perduto Paradiso affrescato dallo Strozzi (1581-1644) nella chiesa di San Domenico, di cui un brano superstite consente di apprezzare la libertà della pennellata.

The_Vision_of_St_Dominic_by_Bernardo_Strozzi,_c._1620,_oil_on_canvas_-_Accademia_Ligustica_di_Belle_Arti_-_DSC02093

Dal tocco dell’artista traspare l’inquietudine dell’uomo, cappuccino “stonacato”: nella generazione successiva ne raccoglierà il testimone artistico un altro eccentrico, il Grechetto (1609-1664), vero e proprio girovago tra Genova, Roma, Napoli e Mantova, che nella giovanile Entrata degli animali nell’arca fa sfoggio della propria abilità nella raffigurazione degli animali, confrontandosi con i modelli fiamminghi e veneti (Jacopo Bassano) presenti in città. Sarà poi il Piola (1627-1703) a condensare gli esiti di queste sperimentazioni nello stile allo stesso tempo magniloquente e delicato che caratterizza la sua sterminata produzione di pale d’altare.

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Completa le raccolte della Ligustica una nutrita selezione di opere di pittori genovesi dell’Ottocento come Tammar Luxoro ed Ernesto Rayper, principali esponenti dell’interessante “scuola dei grigi”, e del Novecento (due nomi su tutti: Plinio Nomellini e Rubaldo Merello).

Si comprende, alla fine della visita, l’affermazione di Testori secondo cui “alla Pinacoteca Ligustica v’è, della pittura ligure un sunto pressoché completo”, tanto da offrire un’introduzione perfetta al patrimonio artistico disseminato nei palazzi nobiliari e nelle chiese di Genova.

P.S. è incoraggiante notare che alcune delle più belle basiliche del centro storico (noi siamo entrati in Santa Maria delle Vigne e in Santa Maria di Castello, con il suo splendido complesso conventuale e il piccolo museo), siano aperte al pubblico grazie a volontari gentili e preparati che non sembrano aspettare altro che accogliere i visitatori. Un colpo al pregiudizio dei genovesi scorbutici ed un altro al disinteresse dilagante per i beni culturali.

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