Un peana per la pecora: Luciana Gallo in San Nazaro

Ieri avevo un’oretta da far passare prima di un appuntamento a Milano e ho fatto due passi in zona Statale. In Piazza San Nazaro mi sono imbattuto in un piccolo gregge di pecore, quattro per la precisione: due sedute e due accasciate quietamente a terra. Lì per lì ho pensato all’ennesima riedizione della famosa (e ormai noiosa) Cow Parade, ma a stonare con il quadro di candore ho notato che gli ignari ovini sono avvolti di strisce (pergamena?) color rosso sangue riportanti riferimenti biblici. Il manifesto affisso alla vetrina del negozio di parrucchiere accanto, poi, ha fugato qualsiasi dubbio che si trattasse di un vero e proprio intervento artistico.

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Nel manifesto l’artista, Luciana Gallo, illustra così ai passanti il significato del suo lavoro: “sopra ogni cosa, nella mia vita come nella mia pittura, c’è una ricerca spasmodica della verità, della giustizia, della bellezza e della spiritualità che avvolge ogni particella vivente. […] Iniziò tutto quando da piccola mi fermavo a osservarle (le pecore) e mi rendevo conto di quanta poesia trovassi in quello che vedevo, come se la mia vista andasse oltre le immagini. Questi animali, considerati stupidi e vuoti dalla maggior parte degli uomini, a me apparivano in un modo totalmente diverso. Mi ispiravano tanta dolcezza e tanta tenerezza, tutte insiem a formare una grande macchia bianca in cerca di quiete, all’ombra degli ulivi secolari, vicino a un torrente di acqua limpida, […] condotte e vegliate da un unico padre: il loro pastore”.

Cosa rara trovare tanto candore in un artista contemporaneo. D’altra parte, la “pecoritudine” è da sempre (almeno dal Vangelo) una delle piu potenti metafore della condizione umana: “noi siamo le pecore, noi tutti siamo alla ricerca di un buon pastore, di colui che ci fa sentire sicure, che ci protegge e ci conduce nei verdi pascoli, facendoci riposare allòmbra di un ulivo, vicino a un torrente di acqua fresca e limpida”.

Si potrà forse anche provare un filo di imbarazzo di fronte a tanta innocenza, ma nella stragrande maggioranza dei casi (e a maggior ragione nell’arte contemporanea) la semplicità del linguaggio è indice di autenticità. Ma un’ulteriore sorpresa, di cui non è facile accorgersi quando fuori ci sono 30 gradi, attende il visitatore curioso: le pecore-sedili (o panchine ovine, per essere più rispettosi) sono riscaldate, essendo realizzate con un’anima di carbonio e grafene, materiali termoradianti ed ecosostenibili. Un esempio discreto ma non banale di come utilizzare la tecnologia per migliorare l’ambiente, intendendo in questo caso sia l’atmosfera che l’arredo urbano.

É proprio grazie alla sua mitezza e discrezione (da sempre doti precipue della pecora) che l’intervento si rivela capace di ridare un volto nuovo a questo spazio, un tempo teatro di scambi e relazioni (era sede di mercato) ma ora ridotto per lo più ad anonimo punto di passaggio frettoloso per gli indaffarati businessmen diretti verso il centro.

Lo diceva anche la mostra sull’arte contemporanea del Meeting: oggi l’arte è dappertutto, persino nei negozi, come quelli  aderenti all’associazione Porta Romana Bella che hanno prontamente adottato le opere della Gallo (artista che, a leggere i giornali, ha già trovato una buona accoglienza in Triennale e in altri luoghi pubblici della cintura milanese). C’è da sperare che il termine della curiosa esposizione venga prolungato oltre il 30 Settembre. D’altronde, nel freddo inverno milanese una panchina riscaldata può fare comodo…

Luciana-Gallo

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