L’arte contemporanea continua a sorprendere: un personale bilancio di “Tenere vivo il fuoco” @MeetingRimini2015

L’arte contemporanea ha confermato la propria capacità di sorprendere e stupire al di là di qualsiasi attesa: quasi 22.000 persone (oltre 3.000 al giorno) hanno visitato la mostra “Tenere vivo il fuoco”, senza contare le tante persone che sono ritornate a vedere alcune sale nell’arco della settimana. Un risultato che l’ha resa la mostra più visitata del Meeting. Ma è stata soprattutto l’intensità degli incontri avvenuti con i visitatori a sorprendere in primo luogo i curatori e le guide.

tenere vivo il fuoco

La scelta di sfidare la libertà dei visitatori accompagnandoli in un percorso personale di scoperta dei 7 “fili d’oro” della produzione artistica contemporanea si è rivelata vincente e sono stati in molti a sospendere le perplessità iniziali e lasciandosi colpire, interrogare e spesso entusiasmare dalle opere presentate. Pochi, d’altra parte, quelli che, entrati prevenuti, hanno attraversato il percorso senza che questo provocasse il minimo sussulto o interrogativo. Anche i timori di noi, guide anomale (in primis quello di non poter trasmettere tutte le cose imparate sui singoli artisti, dovendo attendere di essere interpellati per poter interagire con i visitatori) sono state spazzate via presto: al contrario, la situazione più frequente è stata quella di accorgersi di non avere a disposizione una risposta bell’e pronta, o di essere sfidati dai visitator sul terreno dell’esperienza personale (“ma tu perché sei qui? cosa ti ha colpito dell’artista? cosa ci hai trovato di interessante?”) ogni volta che si provava ad attaccare la spiegazione preconfezionata. Un po’ come dice Marina Abramovic: il pubblico è come un cane, se non ci sei se ne accorge subito. E poi la gente che ti fermava in coda al bar, in albergo, in coda per il bagno! per farti altre domande…praticamente una mostra ambulante.

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I dialoghi più interessanti sono stati quelli in cui eri costretto ad avventurarti, insieme alla persona che avevi di fronte, sul terreno scivoloso di domande complicate (cosa è l’arte? e il bello? come distinguere una buona opera da una cattiva?), arrivando in molti casi a sfatare alcuni luoghi comuni (il bello come piacevole, o la maggiore immediatezza dell’arte antica rispetto a quella moderna – vallo a dire al giapponese che non sa cosa sia la Natività!) e passare dall’arte a parlare della vita.

Una menzione speciale ai bambini, capaci come sempre di spiazzarti con domande tanto candide quanto imbarazzanti, e a Giulio, stakanovista della mostra che ha visitato la mostra almeno 3 volte intervistando sistematicamente tutte le guide.

Una nota a proposito di Ai Weiwei, l’artista che ho scelto, di cui la mostra documentava lo straordinario progetto @Large ad Alcatraz, con i bellissimi fiori di porcellana posti all’interno dei bagni del carcere quasi a risarcirne l’orrore. Con gli strali polemici lanciati contro l’artista nel suo ultimo libro, Francesco Bonami si conferma come vero trendsetter della critica contemporanea e dopo la restituzione del passaporto i commenti denigratori si stanno moltiplicando (un esempio). D’altronde, come ha affermato più volte lo stesso Weiwei, sarebbe stata proprio la repressione attuata dal governo cinese nei suoi confronti a renderlo una star in Occidente…quindi, ora che la situazione si è (apparentemente) normalizzata, largo ai detrattori dell’ultima ora. A prescindere dai giudizi sui singoli lavori e sulle sue posizioni politiche, tuttavia, mi sembra che le critiche non giungano mai a cogliere il fattore che rende la sua figura interessante agli occhi del pubblico (anche quello del Meeting): lo stretto, inestricabile intreccio tra arte e vita. Non c’è dubbio, i grandi artisti dividono, come la performance di Marina Abramovic The Artist is present, che con il suo puro sguardo ha commosso molti e infastidito qualcuno.

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Complimenti a Davide Dall’Ombra, Luca Fiore, Giuseppe Frangi e Francesca Radaelli di Casa Testori che hanno iniziato questa avventura, che non potrà non avere un appassionante seguito.

P.S. le fotografie in bianco e nero sono della bravissima Giulia Riva, apprezzatissima anche nel ruolo impegnativo di guida alla sala di Marina Abramovic.

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