I nuovi Magnifici 20 dei musei italiani: una svolta. E un fallimento?

“Un passo storico per l’Italia e i suoi musei che colma anni di ritardi, che completa il percorso di riforma del ministero e che pone le basi per una modernizzazione del nostro sistema museale”. Così il Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, ha definito la scelta dei nuovi direttori dei 20 maggiori musei italiani, seguito a ruota dalla maggior parte della stampa nazionale che aveva già seguito con un certo entusiasmo il percorso di candidatura. In effetti, almeno per una volta i motivi di soddisfazione non mancano: in primo luogo, la stessa trasparenza dell’operazione, affatto scontata in un settore dove le carriere scientifiche e manageriali sono storicamente intrecciate alle logiche di appartenenza politica; in secondo luogo, lo spessore scientifico dei prescelti, alcuni dei quali giovanissimi (Gabriel Zuchtriegel, neodirettore del Parco Archeologico di Paestum ha solo 34 anni mentre Eva Degl’Innocenti, nominata alla guida del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, non ha ancora compiuto 40 anni).

Uffizi_Gallery,_Florence

In un Paese in cui ogni annuncio di acquisizione di imprese italiane da parte di gruppi esteri non manca di suscitare paure e tensioni, anche la folta presenza di personalità straniere (7 su 20) è stata salutata quasi unanimemente con apertura. Dai newcomer ci si attende, con legittimo ottimismo condito di un pizzico di provincialismo esterofilo, che sappiano introdurre all’interno della nostra polverosa ed ingessata amministrazione culturale le nuove idee, metodi e competenze che hanno segnato le esperienze di best practice dei nostri competitor. Una reazione che sembra testimoniare quanto sia diffuso il bisogno di innovazione nel settore museale, dove il moltiplicarsi in tempi recenti di roboanti proclami e attribuzioni di rilevanza strategica per il futuro del Paese sono stati inversamente proporzionali agli investimenti (finanziari e tecnici, ma soprattutto umani e culturali). Nonostante le legittime perplessità di Philippe Daverio non sembrerebbe, peraltro, che il ricorso a personalità estere – alcune delle quali, come James Bradburne, ottimo ex direttore di Palazzo Strozzi, ormai pienamente ambientate nel contesto italiano – implichi necessariamente l’insuccesso da parte del sistema museale italiano nel formare una nuova generazione di manager culturali, vista la giovane età media della pattuglia italiana (quasi 44 anni).

James Btadburne

James Bradburne, gia’ Direttore di Palazzo Strozzi, nominato Direttore della Pinacoteca di Brera

In ogni caso, c’è qualcosa che stona e colpisce nella rosa dei Magnifici 20: la pressoché totale assenza di profili dotati di una formazione economico-manageriale. L’unico neo-direttore che viene definito come “manager culturale”, Mauro Felicori, infatti, si è laureato in Filosofia e ha svolto il proprio percorso di crescita all’interno dell’amministrazione comunale di Bologna. C’è chi – come Vittorio Sgarbi – si è affrettato a sottolineare che le nuove figure dirigenziali saranno affiancate da un team di collaboratori in cui rientreranno dirigenti prettamente amministrativi e finanziari. Tuttavia, sembra di poter constatare che il tentativo di “modernizzazione” delle nostre istituzioni culturali non sia destinato a passare per l’introduzione di competenze economiche. Il che implicherebbe il sostanziale fallimento di quella pattuglia, poi rapidamente divenuta pletora, di corsi di laurea in Economia e Management per le Arti, per i Beni Culturali etc. inaugurati dagli atenei italiani nel corso dell’ultimo decennio. Come quello frequentato dal sottoscritto, alla Bocconi.

Sulle possibili ragioni di questa esclusione, si può solo tirare ad indovinare: il vecchio e inveterato pregiudizio umanistico l’economo “arido uomo di numeri” o peggio ancora “markettaro” (stereotipo talvolta avallato dagli infelici inserimenti operati dai precedenti Ministri…), la carenza di profili adeguati, o semplicemente la mancata percezione di un bisogno e di un’opportunità. O forse, più semplicemente, la realtà è che è ancora la formazione umanistica a fornire le competenze e gli sbocchi migliori a chi voglia fare carriera nell’ambito museale. Detto in altri termini, se vuoi dirigere un museo è più facile ed utile laurearti in Beni Culturali e prendersi poi un master in Management che non viceversa.

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Cristiana Collu, confermata Direttore della Galleria Borghese. 

In ogni caso, mi pare che di fronte a queste nuove nomine sia opportuno riprendere il filo di una riflessione sui percorsi formativi e sugli sbocchi occupazionali nel settore museale. E che i nuovi direttori – indipendentemente dalla nazionalità – dovranno essere valutati non solo per i risultati contingenti raggiunti (il famigerato numero di biglietti), ma soprattutto per la propria capacità di innovare in profondità la cultura delle proprie istituzioni, discriminando il tanto di buono che c’è al loro interno da ciò che non è più al corrente con i tempi, e contribuendo a formare nuove figure dirigenziali che siano in grado di prendere, un domani, il testimone. Perché, come insegnano le teorie organizzative, il vero leader non è l’ “uomo solo al comando”, ma colui che sa coinvolgere i propri collaboratori, valorizzandoli e mobilitandoli verso un obiettivo condiviso. E per questo, un curriculum storico-artistico impeccabile potrebbe non essere sufficiente.

P.S.: non vorrei che l’entusiasmo per la novità porti a “buttare nel secchio dell’acqua sporca” quello di buono che si è fatto in passato (almeno in alcuni casi) e dimenticare i meriti dei direttori uscenti. Personalmente ho avuto il piacere di incontrare Antonio Natali, allora direttore degli Uffizi, per la tesi di dottorato e ne ho apprezzato la cordialità e il desiderio di andare (con juicio) oltre le logiche passate. É anche grazie a lui che Eike Schmidt si troverà a dirigere una Galleria ampliata e rinnovata. L’iniziativa “La Città degli Uffizi”, inoltre, con l’esposizione temporanea di opere delle collezioni medicee presso i luoghi di origine, ha rappresentato secondo me una delle iniziative di valorizzazione del patrimonio museale più interessanti degli ultimi anni.

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