Sorprese dall’arte contemporanea @ Meeting Rimini 2015

Per gli amanti dell’arte o i semplici curiosi non appartenenti al ristretto campo degli “addetti ai lavori” (cioè per la gran parte del pubblico), l’arte contemporanea appare sempre di più isolata ed autoreferenziale, come un mondo governato da logiche tanto peculiari ed oscure da risultare il più delle volte incomprensibili. Lo dimostrano non solo alcuni gustosi episodi di film più e meno recenti (dalla celebre scena di Dove vai in vacanza? in cui Anna Longhi, moglie di Alberto Sordi, viene scambiata per un’opera vivente esposta alla Biennale di Venezia, agli sfottò di Aldo e Giovani sul “Garpez” che sono chiamati a trasportare), ma anche la proliferazione di libri che promettono di “spiegare” l’arte contemporanea rispondendo alle inevitabili obiezioni: “E questa è arte? Ma lo potevo fare anch’io!”. Certo, a determinare questa situazione sono le innumerevoli rivoluzioni poetiche e stilistiche, operate dalle avanguardie del Novecento, che hanno sgombrato il terreno da tutti i punti di riferimento consolidati aprendo una varietà sterminata di direzioni e linguaggi, ma anche la critica che, con la sua sofisticazione intellettuale, spesso non aiuta ad avvicinare la produzione artistica di oggi. Anzi, sembra volerla custodire da indebite intrusioni, preservando così la propria influenza su un mercato vorace e ormai pienamente globalizzato.

Anch’io, dopo aver provato ad addentrarmi in questo mondo armato di sola curiosità, avevo gettato la spugna infastidito nel 2009, dopo l’allucinante esperienza di visita ad un’esoterica e disorientante Biennale di Venezia curata da Daniel Birnbaum.

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Salvo poi riaprire la questione grazie all’incontro con alcune persone che mi hanno messo di fronte ad opere ed autori non privi di spunti di interesse, suggerendomi allo stesso tempo delle possibili chiavi di accesso.

Già, forse l’unico modo per riavvicinarsi alla produzione artistica di oggi – senza voler necessariamente entrare a far parte della ristretta élite degli esperti né rinunciare al proprio spirito critico – è quello di lasciarsi introdurre da persone che abbiano incontrato in prima persona quel mondo traendone qualcosa di significativo per sé, e che siano disposti ad accompagnarti in questa esperienza…

La mostra “Tenere vivo il fuoco. Sorprese dall’arte contemporanea”, ideata da Giuseppe Frangi e curata da Davide Dall’Ombra, Luca Fiore e Francesca Radaelli per il Meeting di Rimini (20-26 agosto) ha proprio questo obiettivo: quello di riportare alla luce quei “fili d’oro”, spesso coperti da uno spesso strato di fango, che l’arte contemporanea è ancora capace di offrire. Riscoprendo, allo stesso tempo, quell’ineliminabile “bisogno di arte” che é reso ancor più vivo dall’odierno appiattimento culturale. Come spiega Frangi, infatti, “l’arte è l’attività che fa balzare l’uomo oltre se stesso, che è lo spazio dell’imprevisto, del non necessario, del gratuito. È il luogo in cui il desiderio che muove l’uomo in ogni istante della sua vita, tenta di oggettivarsi in una forma, in una parola”.

Come riavvicinare all’arte odierna il pubblico del Meeting (che in passato ha ospitato esposizioni di grandi autori da Richard Long a Vittorio Bellini), senza cedere a nostalgie rétro o sterili provocazioni? Nella maniera più semplice possibile: raccontandola. 7 artisti, tutti viventi ed affermati sul mercato internazionale: Marina Abramovich, Alberto Garutti, Damien Hirst, Anish Kapoor, Ron Mueck, Jenny Saville ed Ai Weiwei. Un’opera ciascuno.

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“Il percorso è libero e non c’è un ordine prestabilito tra le stanze. Al visitatore è chiesto di farsi interrogare dalle opere e alla fine del percorso, se avrà domande, potrà rivolgerne alle guide presenti in mostra. L’intenzione è quella di provocare lo sguardo di ciascuno e favorire un dialogo, piuttosto che una spiegazione”. Per riscoprire, sotto le incrostazioni intellettuali che spesso la avvolgono, le domande e le esperienze, spesso semplici e comuni, talvolta spiazzanti, che stanno dietro le creazioni artistiche.

Come nota Frangi in un’intervista a Zenit, in questo modo la mostra intende anche riannodare il dialogo tra arte contemporanea ed arte antica, riportando entrambe al comune ed originario terreno esperienziale: “il criterio base del percorso è che ogni grande espressione artistica di oggi come del passato, dà luogo ad un’esperienza in chi la guarda, o meglio in chi la incontra. Credo che questo fattore di esperienza sia un contributo utile che l’arte contemporanea dà per favorire uno sguardo meno scontato e meno rituale anche sull’arte antica. Quel fattore di esperienza che era connesso con i grandi capolavori del passato oggi è ridotto quasi sempre a discorso estetico o culturale. Ma guardare ad esempio l’Assunta di Tiziano attraverso il modo con cui la legge Alberto Garutti […] fa capire quali prospettive più profonde e coinvolgenti  siano possibili anche rispetto all’arte del passato”.

Senza dubbio una bella sfida, il cui risultato dipenderà altrettanto dalla disponibilità dei visitatori che dall’efficacia dell’allestimento.

P.S. La proposta era talmente invitante che mi ci sono gettato dentro a capofitto, e dal 20 al 26 di agosto sarò in mostra con altri 20 giovanissimi (e bravissimi) volontari per incontrare i visitatori e dialogare con loro.

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